«E' un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono» Tiziano Terzani

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venerdì, 06 maggio 2005
Spy story alla croata, ma Gotovina è a Mostar

Spy story alla croata. Ma nonostante il polverone alzato, sembra che di dubbi ce ne siano davvero pochi. E la stampa italiana si sta perdendo le prime schiarite.
Il fatto: Ante Gotovina, generale croato accusato nel 2001 dal Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (Icty) per crimini di guerra, non è ancora stato acciuffato. Gli stati che hanno sottoscritto la collaborazione con l'Icty "devono collaborare con il Tribunale internazionale e rispondere senza ritardi alle richieste di assitenza o agli ordini delle camere di 1° grado, fino all'arresto, alla detenzione, alla consegna o al trasferimento dell'imputato al Tribunale" (art. 29 dello Statuto). Il motivo è semplice: l'Icty non ha a sua disposizione una polizia giudiziaria e non può quindi arrestare nessuno (per la precisione: per il Tribunale lavorano solo degli agenti penitenziari nelle prigioni dove vengono detenuti gli arrestati nel corso del processo). La mancata collaborazione da parte della Croazia per la cattura di Gotovina è la ragione per cui Bruxelles aveva rinviato a marzo l'apertura dei negoziati per l'ingresso del Paese nell'Unione europea.
Ieri il procuratore generale dell'Icty, Carla Del Ponte, è tornata all'attacco in un'intervista al Vjesnik, quotidiano di Zagrabia (fonte: Hina, agenzia di stampa croata). Il capo dell'accusa dell'Aja ha sottolineato che ad aiutare la fuga del generale Gotovina ci sono anche parti dell'intelligence croata (Oa e Poa). Stando a quanto riferito dal procuratore svizzero, il governo croato sarebbe entrato in contatto con il ricercato nella zona di Mostar e starebbe cercando di convincerlo a consegnarsi all'Icty volontariamente. Un comportamento che ha lasciato "stupita" e "oltraggiata" Carla Del Ponte. Indirettamente, infatti, il governo croato ha così ammesso di mirare alla consegna volontaria di Gotovina, ma non alla sua cattura.
Il gran polverone, come ammesso dalle stesse autorità croate, quindi, non esiste: sono in grado di rintracciare Gotovina e si sono messe in contatto con lui; ma, almeno per ora, non si sono ancora decise ad arrestarlo.
Una notizia, questa, che non sembra aver trovato posto nella stampa italiana, che anzi si diverte a speculare oltremodo sui possibili scenari. L'Ansa parla oggi di un "agente supersegreto francese, il generale Philippe Rondot", contattato negli scorsi mesi per trovare il generale croato. Ancora il 2 maggio il premier Ivo Sanader sosteva di "non aver alcuna informazione che Gotovina si trovi in Croazia". Secono la stampa croata, il primo ministro avrebbe in mente un piano per smantellare la rete di protezione di cui gode Gotovina che comprende il siluramento di alti funzionari del Governo e delle forze dell'ordine sospettate di averlo aiutato.
Zagabria, però, ha poco tempo ormai: il 13 giugno Carla Del Ponte parlerà al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E non sembra intenzionata a rinunciare alla cattura di Gotovina: l'Icty non può fare processi in contumacia e non può quindi lavorare senza la collaborazione degli Stati interessati.

Postato da: marcoratti a 15:31 | link | commenti (2) |
balcani

mercoledì, 04 maggio 2005
Tito osannato a 25 anni dalla morte

Cambiare idea è lecito, ma quando a farlo sono popoli interi - e per giunta nel giro di pochi anni - viene il sospetto che non tutto avvenga in modo così spontaneo.
Il 4 maggio del 1980 moriva Josip Broz Tito. Nel venticinquesimo anniversario dalla morte, come riferisce da Belgrado per l'Ansa Beatrice Ottaviano, "per la sinistra giovanile è un'icona al pari di Che Guevara, i pensionati lo ricordano con rimpianto, gli adulti più provati dalla competizione del libero mercato ne parlano con nostalgia". In breve, "gode di una rinnovata popolarità".
Eppure lo statista di origini croate, che ha guidato l'allora Jugoslavia dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla morte, è stato oggetto di una campagna d'odio nella seconda metà degli anni '80 e nel decennio successivo. Una campagna che ha dato i suoi frutti, incitata e cavalcata da Slobodan Milosevic, che è riuscito a raccoglierne l'eredità, pur ribaltandone la linea politica. Un giudizio sul generale Tito non può essere dato in una battuta, tanto più che è riuscito ad adattare la sua strategia con il mutare dei tempi (il 1963 e l'abbandono del suo ministro della Difesa "di ferro", per esempio, rappresenta un primo spartiacque dell'era titina).
Eppure, in estrema sintesi, si può notare che la pragmatica politica dello statista mirava ad avere "una piccola Serbia per una grande Jugoslavia". E per oltre trent'anni ha tenuto unito il crogiolo di etnie, culture, religioni e origini (dall'impero Asburgico a quello Ottomano), rappresentato dalla Jugoslavia.
Una linea cui Milosevic, a partire dalla seconda metà degli anni '80, ha opposto quella di "una grande Serbia per una grande Jugoslavia". Con i risultati che le guerre di Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo ci hanno mostrato.
Mi limito a notare che la gente osannava Milosevic nel 1987, quando il dittatore fece il suo storico discorso nazionalista nella spianata di Kosovo Polije (o Fushe Kosove, per par condicio). La stessa popolazione torna ora a rimpiangere Tito, che poco o nulla aveva in comune con Milosevic. Si tratta di un'ulteriore conferma di quanto sosteneva Paolo Rumiz nel suo "Maschere per un massacro": la propoganda è stato un elemento chiave del regime di Milosevic. Un dubbio, quindi: questo ulteriore cambio di atteggiamento dei serbi nei confronti del proprio passato è sincero, oppure è interesse di qualcuno dirigerlo in altre direzioni?

Postato da: marcoratti a 17:14 | link | commenti (5) |
balcani

venerdì, 22 aprile 2005
Toc toc!

Toc toc! Permesso... Finalmente mi sono deciso: oggi entro anch'io nella comunità dei blogger. Per divertimento, per esercizio e per dire la mia. Il mio pallino sono gli esteri e sicuramente troveranno spazio nel mio blog. Ma non si sa mai, prenderà forma col tempo. Vedremo.
Un saluto a tutti, Marco

Postato da: marcoratti a 15:16 | link | commenti (5) |